Gli Accessibility Days sono il più grande evento italiano sull'accessibilità e l'inclusività delle tecnologie digitali. Giunti alla loro quinta edizione, si tengono in occasione del Global Accessibility Awareness Day (GAAD), un'iniziativa promossa ogni anno a livello mondiale con l'obiettivo di sensibilizzare chi si occupa di tecnologie digitali sul tema dell'accessibilità e dell'inclusività.

Abbiamo intervistato tre degli organizzatori dell'evento – Stefano Ottaviani, Sauro Cesaretti e Michele Landolfo – per parlare della loro esperienza con l'accessibilità digitale.

Com'è nato il progetto degli Accessibility Days? Quale il vostro obiettivo?

Stefano: Il progetto degli Accessibility Days è nato quasi per gioco, dall'unione di diversi fattori. Era il 2017 e gestivo una community di sviluppatori, per la quale mi occupavo di organizzare eventi e momenti di confronto rivolti ai developers. Oltre a ciò, frequentare le scuole superiori e in parte anche l'università con Sauro mi ha permesso di rendermi conto delle difficoltà che una persona con disabilità - in questo caso non vedente - deve affrontare. Parliamo di ostacoli tecnologici ma anche di ostacoli culturali: avere a disposizione un libro in formato digitale all'inizio degli anni 2000, per esempio, era impossibile. Queste difficoltà mi hanno in qualche modo reso consapevole del problema e mi hanno soprattutto fatto comprendere un altro aspetto, che è stato una delle parole chiave degli Accessibility Days di quest’anno, cioè il tema dell'autonomia. Accessibilità significa rendere autonome le persone con disabilità, permettere che possano svolgere le loro attività da sole.

Abbiamo iniziato con l'organizzare un evento per parlare di accessibilità a una community di sviluppatori, perché non solo i libri e gli strumenti didattici erano difficilmente accessibili ma anche i siti Web e le app. Abbiamo trovato un entusiasmo inaspettato. L'idea, che ha poi dato origine agli Accessibility Days, è dunque nata dal desiderio di portare consapevolezza soprattutto nel mondo di chi crea soluzioni digitali e ha quindi l'opportunità di realizzare soluzioni per le persone con disabilità. Noi sviluppatori abbiamo un grande potere, quello di migliorare la qualità della vita delle persone; da tale potere ovviamente derivano anche delle responsabilità, dobbiamo perciò sfruttare quest'occasione e aiutare gli sviluppatori a rendersi conto del loro potenziale.

Come avete visto cambiare il mondo delle tecnologie digitali dalla prima edizione degli Accessibility Days ad oggi?

Sauro: Un importante cambiamento è dato dal fatto che in questi ultimi anni, grazie a manifestazioni come la nostra e ad eventi di formazione sulle possibilità offerte dalle tecnologie, le persone aventi una qualche disabilità hanno capito che certe cose sono possibili. Questo ha risvegliato il loro desiderio di poter agire in autonomia, in qualche modo aumentando anche la richiesta verso chi crea e sviluppa tecnologie: ora si richiede che queste ultime vengano realizzate in modo accessibile fin dall'inizio. Si è dunque creata una necessità. Anche se c'è ancora moltissimo da fare, in qualche modo chi crea e sviluppa tecnologie, applicazioni e siti Web si sente ora sempre più coinvolto. Ciò crea anche l'effetto positivo della concorrenza: avere la possibilità di scegliere un'applicazione o un software piuttosto che un altro richiede agli sviluppatori di conformarsi e risolvere i problemi di accessibilità, per rispondere alle necessità di un sempre maggior numero di persone.

Quali i settori che vi sembra fatichino di più a integrare l'accessibilità digitale all'interno delle proprie attività?

Stefano: Ho l’impressione che i settori che fanno più fatica siano i B2B o comunque quelli che non si rivolgono all'utente finale - in questo caso parliamo per esempio di software gestionali da utilizzare all'interno delle aziende - proprio perché chi sviluppa questo tipo di strumenti non si pone ancora il problema dell'accessibilità. Mentre, se ci si deve rivolgere direttamente ai consumatori, si comincia a guardare all'accessibilità come a un modo per raggiungere più utenti.

Sauro: Quando ci si sposta in contesti B2B, aziendali e gestionali soprattutto nel settore privato, siamo ancora molto indietro. Se non è richiesto in modo specifico, o dal mercato o da una normativa, è molto difficile spingere gli sviluppatori in questa direzione. Dobbiamo però pensare che l'accessibilità è anche un discorso di opportunità poiché se un prodotto viene scartato a vantaggio di un altro più accessibile, allora si perdono dei clienti.

Michele: In Italia è da tenere presente il contatto tra la classe dirigente e le persone con disabilità. Alcune grandi aziende riescono a sviluppare le tecnologie tenendo presente l'accessibilità, mentre altre ne ignorano i requisiti. La spiegazione è che le realtà che hanno più contatti con la disabilità sono più sensibili a questo tema: le pubbliche amministrazioni, per esempio, le quali devono sviluppare tutti i requisiti di accessibilità - non solo per legge - sono più attente anche a una segnalazione in questo ambito. Stessa cosa per aziende del calibro di Amazon e Facebook. Dall'altra parte abbiamo imprese che, oltre a ignorare il discorso dell'accessibilità, continuano a comportarsi come vogliono nonostante le segnalazioni. In Italia manca un po' la cultura su questo aspetto.

Che cosa vorreste consigliare a coloro che si accingono a lavorare sull'accessibilità dei propri strumenti digitali per la prima volta e in particolare sull'accessibilità dei propri siti Web?

Michele: Dipende ovviamente dal livello di competenze che uno sviluppatore ha. Prendiamo ad esempio uno sviluppatore medio che si occupa di siti Web: il primo passo è informarsi e mettersi in gioco. La seconda fase, dove possibile e soprattutto per quanto riguarda il Web, è utilizzare degli strumenti automatici. Citerei qui proprio quello di Siteimprove: è veramente fantastico nell'aiutare anche chi ha pochissime competenze in ambito di accessibilità a risolvere i problemi, anche grazie al rimando alle linee guide ufficiali - nel caso del Web le WCAG 2.1 - al punto che è veramente difficile sbagliare. Come terzo passaggio, penso sia importante confrontarsi con una community come quella degli Accessibility Days: abbiamo visto in tanti casi che è proprio dal confronto che si scoprono i problemi di accessibilità e si migliorano le applicazioni.

Sauro: È importante acquisire la consapevolezza di poter fare la differenza. Un aspetto che vorrei sottolineare ulteriormente è quello di fare rete all'interno di Accessibility Days, in modo da trovare confronto, risposte e un punto d’incontro tra l'esigenza e il poter fornire una soluzione.

In conclusione, secondo voi quali dovrebbero essere le principali caratteristiche che un sito Web deve avere per essere accessibile?

Sauro: È fondamentale mettersi nei panni di chi andrà a utilizzare il nostro prodotto, fare una semplice esplorazione utilizzando la tecnologia assistiva e capire se quello che ci aspettiamo viene realmente letto. Per il fatto che magari non la si conosce o non la si approfondisce, spesso questa possibilità non viene nemmeno presa in considerazione.

Michele: L’immedesimazione è la chiave: immedesimarsi nella persona che potrebbe avere una disabilità. Nel caso delle disabilità uditive, per esempio, i video devono avere i sottotitoli. Per quanto riguarda persone che usano screen reader, ci sono tantissimi aspetti a cui prestare attenzione. I più importanti sono:

  • usare le intestazioni a livello di codice con rispettivi tag;
  • fare attenzione ai menu, ai primari così come ai sottomenu, verificando con i tab che li si riesca a navigare tutti;
  • stessa cosa per i form, assicurarsi che il nome sia associato al nome dell'etichetta;
  • usare le frecce per verificare che il contenuto possa essere letto.

Questi i passi iniziali per una prima analisi del sito Web, ovviamente si tratta di strutture complesse con molti altri aspetti da prendere in considerazione. Può però trattarsi di un buon punto d’inizio per chi vuole fare la differenza.

 

Qui puoi rivedere il webinar "Accessibilità Web: Siteimprove e l'esperienza del Comune di Firenze", tenutosi in occasione degli Accessibility Days di maggio 2021.